Street Art, arte di strada per vetrine in strada?

Pensavo al semplice rapporto che ha la vetrina con la strada.

La vetrina è un’esposizione di qualcosa in strada.
Anche l’arte, in generale, è l’esposizione di qualcosa.
La Street Art è arte fatta e messa in strada.
Ossia l’esposizione di qualcosa in strada. Proprio come le vetrine.

Cosa c’è di meglio dell’associare la Street Art alle vetrine di una strada come via Appia?

Ecco qualche esempio, tra cui qualche opera di Banksy, uno dei miei artisti preferiti (nonchè ricercato internazionale, ma questi sono dettagli…) e sicuramente uno dei maggiori esponenti della Street Art mondiale.







4 Responses to “Street Art, arte di strada per vetrine in strada?”


  1. 1 interactiveshopping aprile 1, 2010 alle 9:23 pm

    Riflessione cruciale per la buona riuscita del progetto!
    Essendo noi in generale designer cioè progettisti che guardano oltre il tema assegnato e si pongono domande relativamente al ruolo della creatività nella società, credo che dovremmo trattare il tema delle vetrime come occasione per riflettere su che rapporto c’è tra la vetrina, la merce che vi si espone, l’esperienza di acquisto, il passeggiare, le tecniche di seduzione, il consumo che si fa della merce/servizio acquistato, e il ruolo dello spazio urbano, pubblico, di tutti…
    Ottimo!

    • 2 lorenzobotticelli aprile 6, 2010 alle 1:11 pm

      Ok. Mi sembra una buona idea quella di accostare l’arte di strada alle vetrine in strada e ancora di più l’idea di creare un’ interattività tra spettatore e opera come nelle istallazioni di Marina Abramovich, ma l’ultimo commento a questo post mi ha fatto pensare.
      Essendo noi in generale designer cioè progettisti che guardano oltre il tema assegnato e si pongono domande relativamente al ruolo della creatività nella società non ci sembra immorale usare correnti artistiche come la street art e la body art per far vendere merci? Soprattutto la street art che è una corrente artistica nata per strada, che va contro le regole e che è restata sempre fuori dalle logiche del mercato dell’arte (come la body art) mi sembra immorale e ingiusto riciclarle per un puro fine pubblicitario.
      In poche parole non mi sembra giusto usare l’arte per alimentare il consumismo. Capisco che chi fà questo lavoro non si dovrebbe fare questi problemi ma dal momento che non sono ancora completamente dentro le logiche pubblicitarie mi concedo questi ragionamenti.
      Voi che ne pensate?

      http://www.banksy.co.uk/indoors/kiddingme.html

  2. 3 moriana47 aprile 2, 2010 alle 10:45 am

    come la street art penso che anche la body art sia un buono spunto da cui partire in quanto come corrente artistica mira al coinvolgimento totale dello spettatore. Inserisco una descrizione di un’opera molto interessante di Marina Abramovich (una delle artiste di maggior rilievo di questa corrente)
    di cui purtroppo non sono riuscita a trovare un video

    Rhythm 0, 1974 [modifica]
    Si presenta al pubblico di Napoli, posando sul tavoli vari strumenti, di piacere e dolore; fu detto agli spettatori che per un periodo di sei ore l’artista sarebbe rimasta passivamente priva di volontà e che loro avrebbero potuto usare liberamente quegli strumenti in quelle ore. Si era imposta tale prova in un tempo prefissato secondo una strategia di John Cage, adottata da molti altri artisti della performance allo scopo di dare un inizio e una fine ad un evento non lineare.
    Ciò che era iniziato piuttosto in sordina per le prime tre ore, con i partecipanti che le giravano intorno con qualche approccio intimo, esplose poi in uno spettacolo pericoloso e incontrollato; tutti i vestiti della Abramovic furono tagliati con lamette; nella quarta ora le stesse lamette furono usate per tagliuzzare la sua pelle e da cui poter succhiare il suo sangue. Il pubblico si rese conto che quella donna non avrebbe fatto niente per proteggersi e che era probabile che venisse violentata; si sviluppò allora un gruppo di protezione e quando le fu messa in mano un’arma carica e il suo dito posto sul grilletto, scoppiò un tafferuglio tra il gruppo degli istigatori e quello dei protettori. Mettendo il proprio corpo in condizione di farsi male, la Abramovic crea un’opera molto seria nei confronti dell’arte, allo scopo di affrontare le sue paure circa il proprio corpo”. UN SALTO NEL VUOTO: LA PERFORMANCE E L’OGGETTO, Paul Schimmel

    Ovviamente noi dovremmo cercare altri modi di interazione, ma secondo me è un buon punto di partenza…
    allego comunque u altro video sempre della stessa artista

    • 4 interactiveshopping aprile 2, 2010 alle 3:10 pm

      Ok, ci siamo! Posta il video e il testo che alleghi in un post separato. Giustamente anche la body art ci piace un sacco. Se in queste prime tornate riusciamo a focalizzare una serie di riferimenti più prossimi al tema ma anche meno prossimi ma concettulamente correlati, abbiamo già fatto metà dell’opera. ciao .


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Questo blog documenta l’attività del laboratorio temporaneo Interactive Shopping @ IED che ha lo scopo di sviluppare scenari relativi ad esperienze di shopping innovative e interattive da mettere in atto nel contesto del progetto promosso dal Municipio IX del Comune di Roma chiamato APPIA NEW. La vetrina più lunga d’Europa. Centro Commerciale Naturale su Via Appia. Buona navigazione!




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